Le valli ombrose cominciano a rilasciare una sottile umidità, la temperatura della sera si fa più fresca e, incoronati da nubi scure, suggestivi e sparsi temporali coprono il sole ancora caldo del pomeriggio.
I poggi si fanno ombrosi, i venti sono quelli di un’estate che volge al termine.
La nostra mente viaggia verso colori autunnali, a cui si mischiano odori ben riconoscibili come quello della terra umida, delle zuppe calde la sera, degli stufati, della zucca arrosto, dei cavoli al forno e delle conserve estive sul pane caldo la mattina. Inizia il regno delle castagne e dei funghi.
Qui in Toscana già pregustiamo la prima legna bruciata al camino o nella stufa, il suo calore la sera cuoce e arrossa il viso come terracotta!
I colori cambiano e il bosco si fa un luogo umido e fertile.
È qui che grazie alle nostre gambe e con i nostri cani, passeremo 110 avventurosi e faticosi giorni.
La stagione del bianco ha inizio!


Come funziona la ricerca?
La cerca del tartufo bianco è un sentimento segreto, che affonda le radici in una simbiosi tra uomini, cani e boschi ed è una tradizione difficile da spiegare se non la si prova almeno una volta.
Per il tartufaio è il momento più atteso dell’anno: c’è una sorpresa genuina e quasi infantile durante la ricerca, l’esplorazione del bosco e l’avventura del ritrovamento!
Il nostro cuore si arresta un secondo quando la coda del nostro cane ci indica la presenza del tartufo sottoterra, e prende a battere forte quando il nostro fedele compagno inizia l’operazione di scavo: l’entusiasmo e l’eccitazione con cui rimuove la terra dal punto esatto in cui si trova il prezioso fungo, è una gioia condivisa!
L’aria rivela un segreto: il profumo del tartufo bianco è un’invasione aromatica dei sensi e pervade l’anima, l’aroma si sprigiona dalla terra ancora prima che i nostri occhi possano vederlo, il nostro naso ce lo conferma!


Cosa significa per noi la stagione del tartufo bianco?
Per il tartufaio la stagione del tartufo bianco è poesia, fatica, impegno e rispetto per la natura e per il proprio cane: è importante infatti rispettare il calendario e gli orari, fermarsi quando il cane ha lavorato troppo o quando noi abbiamo camminato troppo.
La natura sa essere generosa e l’avidità, nel tempo non ripaga.
Se non si impara ad avere rispetto dei luoghi di produzione del tartufo bianco, infatti, se non si rispetta il calendario, se si rovina la terra o le radici a cui è legata la simbiosi, si compromette nel tempo, in modo irrimediabile, la produzione.
Sono tre mesi di sveglie all’alba, di freddo nelle ossa e fiato corto, di vita all’aperto anche con il maltempo, il tutto con l’unico obiettivo: trovare il re dei tartufi e portarlo in tavola!


Il tartufo bianco a tavola
Il tartufo è godimento per il palato, esso guarnisce ricette della tradizione e innovative, piatti semplici e dai gusti delicati, impreziosendone anche l’estetica grazie alle sue venature marmorizzate…
Ne fanno uso ristoranti di tutti i tipi, dalle preziose lavorazioni dei ristoranti stellati si discende ad un casalingo e non meno gustoso piatto di tagliolini al burro.
Averlo a tavola è un regalo generoso del bosco, la storia di un’avventura di un tartufaio e del suo cane, che ci accoglie e ci coccola con un aroma complesso e inconfondibile, che ricorda il cavolo, il formaggio, il muschio, il sottobosco, ma che è difficile da descrivere.


Ogni tartufo poi, ha sfumature diverse e aromi che dipendono principalmente dal tipo di terreno e dall’albero a cui è legato, per cui si può dire che ogni tartufo sia davvero unico!

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Emozioni di gesti antichi e suggestioni che meglio di così erano difficili da descrivere! Fatica, rispetto, soddisfazione, simbiosi con i veri tartufai (quelli a 4 zampe) e umiltà. Buona stagione amici!