La storia del tartufo

Molti sono stati gli epiteti riferiti a questo prezioso fungo: “Cibo degli dei”, “Mozart dei funghi” e “Diamante della cucina”, come lo definì Anthelme Brillant-Savarin nel libro “Fisiologia del gusto”.
Il tartufo è sempre stato presente sulle tavole degli uomini anche se in forme più o meno apprezzabili dal punto di vista culinario.

Ma da dove ha origine la sua storia d’amore con l’uomo?

Il tartufo era noto già in antichità, e le teorie che si svilupparono all’epoca sulla sua formazione sono piuttosto curiose: pare che Giove, colto da un moto d’ira, abbia scagliato un fulmine sulla terra, colpendo una vecchia quercia che generò fra le sue radici il primo tartufo.

Questa storia presenta sicuramente alcune verità già evidenti all’epoca, in primo luogo l’attribuzione al fungo di proprietà afrodisiache, ma anche la connessione presente tra esso e i temporali, oltre alla necessità di crescere insieme agli alberi!

Anche Plinio il Vecchio ne fa menzione nella “Naturalis historia”, come di un prezioso fungo che nasce dall’azione combinata fra acqua, calore e fulmini.

“(…) sta tra quelle cose che nascono, ma che non si possono seminare: proprio come l’oro e il diamante”.

Plinio il Vecchio

Giovenale, ne parla nelle sue Satire (100 d.C.) facendo riferimento alla provenienza libica di alcuni tartufi, oggi considerati privi di interesse alimentare, le terfezie, scrive a proposito:

“Poi se a primavera i temporali tanto invocati avranno reso più laute le cene, ecco i tartufi, tienti pure il frumento Libia, stacca i buoi dall’aratro ma mandaci i tuoi tartufi!” .

Giovenale


Dal Medioevo alla tavola degli imperatori

In epoca medioevale era parte del nutrimento dei maiali e dell’alimentazione della povera gente, poiché veniva raccolto in abbondanza durante le arature dei campi, e utilizzato nella preparazione di stufati con lunghe cotture, per insaporire brodi e minestre o magari bollito al pari delle patate (ricette che NON vi consigliamo!) e definito per questo “patata puzzolente” (appunto non ve le consigliamo!).

Il tartufo viene valorizzato solo a partire dal Rinascimento, quando comincia a prendere un posto d’onore sulle tavole imbandite dei commensali europei, tanto che viene scritto un vero libro dedicato: “Opusculum de tuberibus”, stampato a Padova nel 1564 e considerato il primo libro di micologia sui tartufi neri, anche se privo di rilevanza scientifica.


Infine, il medico Durante da Gualdo alla fine del 1500 ne parla nel “Tesoro della sanità” una raccolta di informazioni e indicazioni mediche, scritto con l’intento di prolungare la vita e preservare la salute.

“GIOVAMENTI: si mangiano crudi e cotti, soavi nel gusto, perché hanno odore di carne, eccitano gli appetiti venerei e moltiplicano lo sperma, generano grosso nutrimento, ma non cattivo…messi i tartufi nelle casse danno alle vesti non ingrato odore “

“NOCUMENTI: son ventosi, melanconici e inimici ai nervi, alla testa e allo stomaco fanno tristo fiato e, usandosi spesso, generano apoplessia e paralisia e son difficili da digerire.”

Durante da Gualdo

Ma non preoccupatevi di queste valutazioni, c’è da considerare che le abitudini alimentari e lo stile di vita poco salutare dell’epoca, possono aver creato una certa difficoltà e confusione nell’attribuire con precisione questi giovamenti e nocumenti al tartufo!

Infine pare che anche Napoleone ne fosse ghiotto e che non mancasse mai durante i suoi pasti, e come lui per Giuseppe Verdi!

È così che il tartufo si è guadagnato la sua ben nota fama, divenendo alimento di pregio su importanti tavoli internazionali e facendosi spesso incarico delle buone sorti di alleanze e accordi fra stati!

Ora, non ti resta che provarlo!

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